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Soda caustica e sicurezza
Idrossido di sodio, guanti e piano sgombro: come gestisco la parte che non lascio mai al caso, dalla pesa allo scioglimento.
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In questa casa la soda caustica sta in un armadio alto, nella sua scatola, lontana dal cibo e fuori dalla portata di chi entra in cucina. Quando la uso, prima apro la finestra, poi tiro fuori guanti, occhiali e maniche lunghe: solo dopo peso.
La quantità non la invento: la ricavo da un calcolatore e dalle tabelle che ho trovato sui manuali di appassionati, e la ricontrollo due volte prima di versarla. Metto sempre la soda nell’acqua e non il contrario. Se devo spostarmi, la pentola resta sul tavolo, sempre in vista. Tutto quello che va oltre questa routine — formule fatte a testa, pH calcolati a mano, recuperi improbabili — non lo faccio: mi fermo prima.
Gli articoli di questo argomento
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Soda caustica: la parte che non improvviso
Idrossido di sodio in scaglie, niente approssimazione. Ricavo i grammi da un calcolatore e da una tabella, poi peso con guanti già indossati.
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L’acqua in cui sciolgo la soda
Soda nell’acqua, mai il contrario. A Perugia il rubinetto segna circa 30 °f e non so che effetto abbia: nei dubbi uso acqua demineralizzata.
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Guanti, occhiali e maniche lunghe
La protezione che indosso prima di aprire il barattolo e che tolgo solo a lavoro finito. Occhiali compresi, anche quando mi sembra una seccatura.
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Sciogliere la soda: la sequenza che non sbaglio
Soda nell’acqua, sempre, con i vapori verso la cappa e un cucchiaino di acciaio. Il barattolo si richiude subito dopo il prelievo, che peso per prima.
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La prova della lingua e quando mollo tutto
Punge quando qualcosa non quadra: non ingoio, sputo e sciacquo. Se dopo giorni punge ancora, la saponetta finisce nella spazzatura senza discussioni.




