Sciogliere la soda: la sequenza che non sbaglio

La soda la sciolgo in un solo modo e non cambio: la soda nell’acqua, sempre, mai il contrario, con un cucchiaino di acciaio e il barattolo richiuso subito dopo il prelievo. Prima di aprire la scatola peso tutto il resto e ricontrollo i grammi due volte; poi indosso guanti e occhiali e accendo la cappa. La caraffa resta sul piano, in vista, e non la sposto finché non ho finito. Questa è la parte del sapone in cui non ho margine per l’improvvisazione.

Sciogliere la soda: la sequenza che non sbaglio
La caraffa di vetro con la liscivia sul piano di lavoro, il cucchiaino di acciaio e il barattolo della soda già richiuso.

In breve

  • Soda nell’acqua, sempre, e un poco alla volta: mai il contrario, e mai tutta insieme.
  • Prima peso tutti i grammi e li ricontrollo due volte, poi apro il barattolo.
  • Guanti e occhiali già indossati, finestra aperta e cappa accesa se la cucina è già tiepida.
  • Mescolo con un cucchiaino di acciaio e non avvicino il viso al barattolo.
  • Il barattolo si richiude subito dopo il prelievo e la caraffa non si sposta finché non ho finito.

La sequenza, dall’inizio

La sera del lotto comincio pesando gli oli, perché è la parte lunga e la posso fare senza fretta. Solo quando gli oli sono sul fuoco, e i grammi della soda e dell’acqua sono già scritti sul quaderno, vado a prendere il barattolo. Prima di aprirlo indosso i guanti e gli occhiali, anche se devo fare una cosa sola e ci metto due minuti. Non ho mai aperto la scatola tanto per guardare e non lo farò: la apro quando ho davanti tutto quello che serve, con la caraffa di vetro già posata sul piano e asciutta.

L’ordine è questo: acqua nella caraffa, soda nell’acqua, un poco alla volta, mescolando con il cucchiaino di acciaio. Mai la soda in un contenitore quasi vuoto, mai la soda tutta insieme, mai il contrario con l’acqua versata sopra la soda. Non so spiegarvi cosa succede là dentro — non ho studiato chimica e non ho attestati da mostrare — ma so che con quell’ordine non ho mai avuto sorprese, e che le poche volte che ho fatto di testa mia me ne sono pentita.

Aria, cappa e finestra

La finestra della cucina è a nord e la apro prima di versare la soda, anche a gennaio, con i sedici gradi che ci sono quando il riscaldamento è basso. La cappa la accendo solo se la cucina è già tiepida, perché d’estate, con più di trenta gradi, l’aria ferma sotto la cappa mi sembra peggio dell’aria che cambia. Non ho un misuratore di niente e non so dirvi quanti vapori ci siano: non li vedo e non li misuro, e proprio per questo mi comporto come se ci fossero sempre.

Quando la soda è sciolta, la caraffa resta sul piano di lavoro e io non giro per la cucina con quella in mano. Non la porto al lavandino per sciacquarla, non la sposto per prendere la spatola, non la metto sul bordo del tavolo. Se mi serve qualcosa che non ho, me lo faccio portare o lo prendo prima. E quando ho finito di versarla nella pentola, sciacquo la caraffa subito, con l’acqua fredda che scorre, tenendo le mani fuori dal getto: è l’unico gesto che faccio con l’acqua dopo aver usato la soda, e lo faccio sempre per ultimo.

Il barattolo richiuso e il cucchiaino di acciaio

Il barattolo lo richiudo immediatamente dopo il prelievo, anche se devo pesare altro, anche se ho le mani occupate. Non lo lascio aperto sul piano per un attimo e non lo tengo a portata di mano mentre mescolo. La scatola torna sullo scaffale alto, sopra il ripiano dei barattoli delle conserve, lontana dallo zucchero e dal sale, e da lì non si muove finché non serve di nuovo.

Il cucchiaino è di acciaio e lo tengo solo per questo. Non uso cucchiai di legno, che si impregnano e non li voglio in mezzo al cibo, e non uso il manico della spatola che magari ho appena appoggiato chissà in che posto. Finite le operazioni, il cucchiaino va nel lavandino a parte e lo sciacquo da solo, prima di tutto il resto. Sembrano dettagli piccoli e lo sono, ma è da questi dettagli che mi sono costruita la sicurezza che non ho dalla formazione: non ho studiato chimica e non ho un titolo che riguardi la cosmetica, quindi la mia unica difesa è la ripetizione dello stesso gesto, sempre uguale, sera dopo sera.

Il punto in cui mi fermo, senza discutere

Ci sono cose che non faccio con la soda e non mi interessa discuterne. Non la sposto in un barattolo senza etichetta, non la riutilizzo per altro, non la mescolo a detersivi fatti in casa, non la metto in pentole che uso per cucinare. Non aggiusto i grammi a occhio e non cambio la dose perché sembrava poca: se un numero non torna, rifaccio il conto da capo e se ancora non torna quella sera non faccio niente.

Se qualcosa va storto — un recipiente che scotta, un getto che non mi aspettavo, un dubbio sui grammi — chiudo tutto e butto il composto. Non provo a recuperare, non chiedo a sconosciuti come si sistema, non aspetto a vedere se passa. Un lotto in più non vale niente. E su tutto quello che riguarda la pelle, gli occhi, le irritazioni e cosa fare se qualcosa va a contatto non dico una parola: non è il mio campo e la persona giusta è un medico o un farmacista. Lì mi fermo io, e mi fermo prima, non dopo.

Gli errori che ho fatto davvero

  • Ho aperto il barattolo prima di avere la caraffa pronta e ho dovuto appoggiare la scatola aperta sul piano per cercarla: da allora preparo tutto prima di toccare la soda.
  • Ho versato la soda tutta insieme invece di aggiungerla un poco alla volta e mi è arrivato un getto caldo che non mi aspettavo.
  • Ho lasciato il barattolo aperto mentre pesavo l’olio, tanto per un attimo: adesso lo richiudo subito dopo il prelievo, anche se devo pesare altro.
  • Ho usato un cucchiaio di legno per mescolare la liscivia e me lo sono ritrovata impregnata: ora uso solo il cucchiaino di acciaio e nient’altro.
  • Ho spostato la caraffa della liscivia per liberare il piano e l’ho messa vicino al bordo: non la sposto più finché non ho finito di versarla.