Soda caustica: la parte che non improvviso

La soda caustica è l’unica cosa di questo hobby che mi fa ancora un po’ paura, e va bene così. È idrossido di sodio in scaglie, sta in un barattolo chiuso su uno scaffale alto, lontano dal cibo e fuori dalla portata di chi entra in cucina. I grammi non li invento e non li stimo: li ricavo da un calcolatore e da una tabella, li ricontrollo due volte, e solo dopo apro il barattolo. Guanti, occhiali e maniche lunghe li indosso prima, non durante. Su tutto il resto, io mi fermo e lascio perdere.

Soda caustica: la parte che non improvviso
Il barattolo di soda caustica chiuso sullo scaffale alto, accanto ai guanti e agli occhiali appoggiati per la pesa.

Scheda rapida

Cosa èIdrossido di sodio in scaglie, confezione da un chilo, barattolo richiudibile
Da cosa ricavo i grammiDa un calcolatore già pronto e da una tabella, mai da calcoli miei
Il posto in cui la tengoScaffale alto, scatola chiusa, lontano da cibo e bevande
Cosa indosso primaGuanti, occhiali e maniche lunghe, anche per un lotto piccolo

Il barattolo e il posto in cui sta

La soda vive su uno scaffale alto, in una scatola chiusa, sopra il ripiano dei barattoli delle conserve. Non sta vicino allo zucchero, non sta vicino al sale, e non sta in un punto a cui potrebbe arrivare una mano distratta: in una casa con una cucina normale, e con gente che entra ed esce, questa è la prima cosa a cui ho pensato comprandola. Quando la porto giù, lo faccio per l’unica operazione che devo fare e poi la rimetto a posto; non la lascio sul piano «per un attimo».

Il barattolo lo richiudo subito dopo il prelievo, anche se devo pesare altro. Non lo tocco mai con le mani nude, nemmeno quando è chiuso e mi sembra innocuo, perché mi è bastato leggere l’etichetta una volta per capire che con quella roba non si scherza. Non è una regola che ho trovato da qualche parte: me la sono scritta io sul quaderno, prima di fare il primo lotto.

I grammi: calcolatore, tabella, doppio controllo

Questa è la parte che mi tengo stretta. Non faccio conti miei: apro il calcolatore, metto i grammi degli oli e leggo quanta soda serve. Poi prendo la tabella che uso da anni, quella stampata da un manuale di appassionati, e controllo che i due numeri siano vicini. Se c’è una differenza che non capisco, non aggiusto niente a testa: rifaccio il conto da capo, e se ancora non torna, quella sera non faccio il sapone.

Quando i numeri sono chiari, li ricopio sul quaderno prima di pesare, con una riga per la soda e una per l’acqua. La bilancia da cucina ha un grammo di margine, quindi per la soda non uso mai lotti minuscoli: su cinquanta grammi di soda un grammo è già il due per cento, e non mi va di giocare con percentuali che non controllo. Peso la soda in una ciotola di vetro asciutta, la appoggio sul tavolo e la tengo in vista fino al momento di versarla.

Come la verso, e cosa non faccio mai

La sequenza per me è una sola: prima l’acqua nella caraffa di vetro, poi la soda nell’acqua, un po’ alla volta, mescolando con un cucchiaio di acciaio. Mai il contrario. Mai la soda in un contenitore con poca acqua. Mai versare tutto insieme: le scaglie affondano e quando mescoli ti arriva un getto caldo che non ti aspetti. Non ho mai provato ad avvicinare la faccia per guardare meglio, e non lo farò: quello che succede là dentro non mi interessa vederlo da vicino.

Quando ho versato, la caraffa resta sul tavolo, sempre in vista, e non la sposto per nessun motivo mentre faccio altro. Non giro per la cucina con la liscivia in mano. Non mescolo con le dita, non assaggio, non tocco. E se succede qualcosa che non avevo previsto — un recipiente che scotta, un getto strano, un dubbio sui grammi — smetto lì: chiudo tutto, aspetto, e se il dubbio resta butto il composto. Un lotto in più non vale niente, e non mi metto a recuperare cose che non capisco.

L’aria della cucina e le finestre

Prima di aprire il barattolo, apro la finestra. Anche d’inverno, con i sedici gradi che ci sono in cucina quando il riscaldamento è basso: apro, sciolgo la soda, e lascio la finestra aperta finché non ho finito la liscivia. La cappa la accendo solo se la cucina è già tiepida, perché d’estate, con più di trenta gradi, l’aria ferma mi dà fastidio e preferisco il ricambio vero. Non ho un misuratore d’aria e non so dirvi quanti vapori ci siano: non li vedo, non li misuro, e per questo mi comporto come se ci fossero sempre.

Quando ho finito, la cucina resta aperta mezz’ora almeno, anche se c’è qualcuno che aspetta. Non faccio assaggiare niente a nessuno, non faccio toccare la caraffa, e non lascio in giro il contenitore in cui ho sciolto la soda. Se c’è qualcun altro in casa, gli dico prima cosa sto facendo e gli chiedo di stare fuori dalla cucina per quei minuti. Non è gentile, me ne rendo conto, ma è la sola parte di questa faccenda in cui non voglio essere simpatica.

La parte in cui mi fermo

Ci sono cose che non faccio e non farò. Non aggiusto le quantità a occhio, non cambio i grammi di soda perché «sembrano pochi», non provo a capire da sola se una liscivia è ancora buona o troppo forte. Non riutilizzo la soda avanzata in altri modi, non la mescolo a detersivi fatti in casa, non la sposto in un barattolo senza etichetta. Non chiedo consigli agli sconosciuti su come recuperare un composto andato storto: se non torna, butto.

E poi c’è la parte più grande: la soda mi serve per fare il sapone, e con quello finisce il mio campo. Non so nulla di pelle, di salute, di irritazioni, di uso su bambini, di come si usa un prodotto fatto in casa. Su queste domande non ho competenze e non dico una parola: la persona giusta è un medico o un farmacista. Il mio lavoro è pesare, mescolare con la protezione addosso e fermarmi al primo dubbio. Tutto il resto lo lascio a chi lo sa fare davvero.

La mia lista di controllo

  1. Apro la finestra e indosso guanti, occhiali e maniche lunghe prima di toccare la scatola.
  2. Ricavo i grammi di soda dal calcolatore e li controllo sulla tabella.
  3. Ricopio i grammi sul quaderno prima di prendere il barattolo.
  4. Metto la soda nell’acqua, un po’ alla volta, mescolando con il cucchiaio di acciaio.
  5. Non sposto la caraffa della liscivia mentre faccio altro in cucina.
  6. Richiudo il barattolo subito dopo il prelievo e lo rimetto sullo scaffale alto.
  7. Arieggio la cucina e tengo fuori chiunque finché non ho finito.
  8. Se un numero non torna, non verso niente e rimando il lotto a un’altra sera.