La stagionatura: quante settimane aspetto

Quattro settimane come minimo, sei quando nella ricetta ci sono molti grassi morbidi. So che si può accorciare e che qualcuno lo fa, ma le mie saponette non hanno mai fretta: la griglia in corridoio non ha scadenza. Per me la stagionatura non è una regola letta da qualche parte, è il conto delle volte in cui ho usato una saponetta troppo presto e me ne sono pentita.

La stagionatura: quante settimane aspetto
Le saponette in fila sulla griglia di legno, distanziate, con il foglio della data attaccato al muro.

In breve

  • Quattro settimane sono il mio minimo, non il mio traguardo.
  • Con molto olio di oliva arrivo a sei settimane e oltre.
  • Conto dalla sformatura, non dal giorno in cui ho versato nello stampo.
  • Una prova a settimana con il dito: se il segno resta, la saponetta resta in griglia.
  • Il posto conta quanto il tempo: aria intorno, niente sole, niente termosifone.

Da quando conto le settimane

Il conto comincia il giorno in cui sformo, non il giorno in cui ho versato la pasta. Sembra una sottigliezza e invece sposta il calendario di una settimana: tra il versare e lo sformare passano uno o due giorni, e quelle ore le ho sempre considerate dentro per errore. Adesso scrivo sul quaderno la data della sformatura e accanto il giorno in cui prevedo di usare la prima saponetta, quattro settimane dopo, spesso sei. Il foglio attaccato alla griglia con lo scotch serve a non doverlo ricordare.

Le settimane non le conto per abitudine. Le conto perché una saponetta giovane, quando la uso, mi lascia una sensazione di pasta che si scioglie e non di sapone; e perché dopo qualche settimana in più la saponetta dura più a lungo e il bordo tiene meglio. Non so spiegare cosa succeda in quelle settimane, e questo lo lascio a chi studia la materia. Io so solo che quando ho fretta me ne accorgo.

Quattro, sei, e il mio caso peggiore

Con i saponi di sola oliva ho toccato il mio record: due mesi abbondanti di griglia e la saponetta si schiacciava ancora con il dito. Era il mio primo sapone fatto con un grasso solo, quello che sembrava la ricetta più semplice, e non si è mai ripreso: il panetto non si è fatto sodo e al taglio la lama si impastava. Quell’esperienza mi è costata due mesi di griglia e la voglia di riprovare. Da allora non faccio più saponi di un grasso solo: aggiungo una quota di grassi duri e un po’ di cocco, e allungo la stagionatura.

Con una ricetta mista il conto cambia. Le mie saponette con cocco e grassi duri cominciano a essere decenti alla quarta settimana e alla sesta sono decisamente meglio: si consumano più lentamente, il bordo resta netto, il taglio non si impasta. Se nella ricetta c’è molto olio di girasole o molto olio di oliva vado verso l’ottava settimana senza drammi. La ricetta decide il minimo, non io.

La prova del sabato mattina

La prova è sempre la stessa e la faccio il sabato mattina, quando in casa c’è silenzio. Prendo una saponetta dal bordo del lotto, non dal centro, la appoggio sul bancone e la premo con il dito. Se resta un segno, la rimetto in griglia e scrivo la data sul quaderno. Se il dito non lascia niente, bagno la saponetta, la strofino tra le mani un momento e poi la sciacquo. Guardo due cose: se fa schiuma subito e se la superficie si consuma troppo in fretta.

Non assaggio e non faccio prove strane. Sui numeri della soda non invento niente: la cifra la prendo da un calcolatore e da un manuale, la peso con guanti e occhiali già addosso, e lì mi fermo senza aggiungere controlli miei, perché non ho la preparazione per farli. La mia prova è il dito, l’acqua e il tempo. Se una saponetta non mi convince dopo le settimane che le ho dato, finisce nella spazzatura senza discussioni.

La stanza della stagionatura

La stagionatura la faccio in corridoio, su una griglia di legno, lontano dal forno e dalla luce diretta della finestra. Il corridoio tiene una temperatura più stabile del resto della casa: d’inverno non scende sotto i sedici gradi, d’estate supera i trenta e in agosto le saponette mi si ammorbidiscono appena sul lato esposto. In quella stanza l’aria gira quando passo e non c’è vapore, e non è un caso che il bagno non sia mai stato un’opzione.

Le saponette stanno distanziate, una fila sola per griglia, con le facce larghe appoggiate. Ogni tanto le giro, più per curiosità che per necessità, e quando le tocco ho i guanti. Il profumo in corridoio si sente appena: dopo le prime settimane si assesta e non cambia più, ed è per questo che sulla durata non prometto niente a nessuno e giudico solo alla fine.

Quello che la stagionatura non fa

Le settimane di griglia non aggiustano una ricetta sbagliata e non aggiustano i numeri della soda. Il mio primo sapone di sola oliva non è migliorato con l’attesa: è rimasto molle, e aspettare di più avrebbe solo allungato la cosa. Se il panetto non si è mai fatto sodo, il tempo non è la medicina e io non ho modo di intervenire dopo. Quello che posso fare è scrivere sul quaderno cosa è successo e cambiare la ricetta la volta dopo.

Un’altra cosa che la griglia non fa è togliere il profumo troppo forte dei primi giorni. Se ho esagerato con gli oli essenziali, l’odore resta intenso per un pezzo e poi si calma, ma non torna indietro. Per questo peso il profumo come tutto il resto e aspetto le sei settimane prima di dire se una saponetta mi piace. La prima impressione, su queste cose, vale poco.

Gli errori che ho fatto davvero

  • Contavo le quattro settimane dal giorno in cui avevo versato nello stampo: mi ritrovavo a usare saponette che erano in griglia da tre settimane e mezzo.
  • Ho usato troppo presto un sapone di sola oliva: si scioglieva tra le mani come pasta e non è migliorato con altre settimane di attesa.
  • Ho tenuto le saponette in una cassa chiusa invece che su una griglia, per paura della polvere: sono rimaste umide e si sono segnate tra loro.
  • Ho giudicato il profumo il primo giorno: mi sembrava troppo forte e ho cambiato ricetta, mentre dopo sei settimane era proprio quello che volevo.
  • Ho appoggiato le saponette accanto al termosifone per farle asciugare prima: si sono incurvate sul lato caldo e il taglio non era più netto.