Le griglie su cui le lascio asciugare

Le mie saponette stagionano su una griglia di legno, in corridoio, lontano dal forno e dalla luce diretta. Serve aria intorno, non sopra: impilate restano morbide e si segnano. Quella griglia non l’ho comprata in un negozio di attrezzi, l’ho recuperata da un vecchio armadio, e ogni lotto passa di lì. È la parte del mio sapone a cui penso meno e che mi ha dato più problemi.

Le griglie su cui le lascio asciugare
La griglia di legno in corridoio, con una fila di saponette distanziate e la porta aperta.

In breve

  • Griglia di legno con le doghe distanziate, non un ripiano pieno: l’aria deve passare anche sotto.
  • Una fila sola per griglia e un paio di centimetri tra una saponetta e l’altra.
  • Corridoio, lontano dal forno e dalla finestra: il sole diretto sciupa i colori.
  • Distanziate e girate ogni tanto, mai impilate, nemmeno per una notte sola.
  • Il ripiano va pulito prima di appoggiare il lotto, non dopo.

La griglia giusta

Uso una griglia di legno con le doghe distanziate, quella che una volta stava sotto le posate. Le doghe lasciano passare l’aria anche da sotto e la saponetta asciuga su tutte e due le facce; su un ripiano pieno, di plastica o di metallo, la faccia appoggiata resta umida più a lungo e si sente al tatto. Il legno, se è asciutto, non mi ha mai dato problemi; d’estate, quando l’aria è pesante, lo tengo d’occhio.

Non ho mai usato vassoi, scatole di cartone o cestini. Ci ho provato all’inizio, con una cassetta di plastica traforata, e le saponette sul fondo sono rimaste appiccicose per settimane: la plastica che non respira è un difetto che il tempo non corregge. Da allora la regola è semplice: la saponetta deve avere aria intorno, e se non ce l’ha il posto è sbagliato.

In corridoio, e non in cucina

La griglia sta in corridoio, appoggiata su due mensole, lontana dal forno e dalla finestra. In cucina non ci sta: c’è vapore quando cucino, c’è il calore del forno, e c’è il passaggio di tutti. Il corridoio invece è una zona di passaggio che nessuno usa per stare, e per le saponette è perfetto: aria che gira quando cammino, niente correnti dirette, niente sole sulle facce.

In inverno il corridoio tiene i sedici gradi del resto della casa, in estate sale oltre i trenta. Non ho mai misurato l’umidità e non ho un igrometro, quindi mi regolo sulle saponette: se al tatto sono ancora fresche dopo dieci giorni, il posto è troppo chiuso e apro la porta. Non c’è niente di scientifico in questo, e non lo racconto come se ci fosse.

Una fila sola

Su ogni griglia metto una fila sola di saponette, con un paio di centimetri tra una e l’altra, e la faccia larga appoggiata. Il motivo è che le saponette appena tagliate sono ancora tenere e si segnano al minimo contatto: basta appoggiarne una sull’altra e resta il profilo. Una volta ho impilato tutto per guadagnare spazio, convinta che per una notte non importasse. Dopo una settimana le saponette avevano i bordi incollati tra loro e le ho separate con un coltello, rovinandone due.

Lo spazio che serve è più di quanto si pensi: un lotto da un chilo, tagliato in dieci saponette, occupa tutta la griglia lunga del corridoio. Se ho due lotti in corso mi servono due griglie, e la seconda la tengo in camera, sulla scrivania, perché è l’unico altro posto in casa senza vapore. Il sapone mi ha insegnato a organizzare lo spazio, che non è quello che pensavo di imparare.

Girare e controllare

Le saponette le giro ogni due o tre settimane, per far asciugare anche l’altra faccia. Non è un gesto necessario, o almeno non lo è per tutte: le mie si asciugano abbastanza uniformi, e quando le giro lo faccio più per guardarle che per altro. Quando le tocco mi metto i guanti, per abitudine più che per paura, e le riappoggio nella posizione di prima.

Ogni volta che passo in corridoio guardo se qualche faccia ha cambiato colore o se è comparsa una macchia. Le macchie chiare, quelle che a volte si vedono sulla superficie, con il tempo si attenuano e non le considero un problema; se invece una saponetta cambia odore in modo netto, la separo dalle altre e aspetto qualche giorno prima di decidere. Non ho imparato queste cose da nessuna parte, le ho viste sui miei lotti.

Il panno, prima di tutto

Prima di appoggiare un lotto nuovo pulisco la griglia con un panno umido e la lascio asciugare. Sembra un dettaglio da niente e invece si vede: la polvere del corridoio si attacca alla saponetta fresca, e dopo resta lì sotto la superficie, un puntino grigio che non va più via. Le mie saponette non sono mai state bellissime, ma i puntini di polvere li evito con trenta secondi di panno.

Il ripiano lo sistemo la sera prima del lotto, insieme allo stampo. La liscivia, invece, resta un’altra faccenda e non la mescolo all’ordine della casa: la soda la peso solo con guanti e occhiali già addosso, con la cifra che ricopio da un calcolatore e da un manuale, e su quella parte mi fermo senza aggiungere niente di mio. Non ho studiato chimica: quello che scrivo qui viene da prove fatte in una cucina di Perugia e in un corridoio con la porta aperta.

Gli errori che ho fatto davvero

  • Ho messo le saponette appena tagliate in una cassetta di plastica traforata: sono rimaste appiccicose per settimane, perché la plastica non lascia girare l’aria.
  • Ho impilato le saponette per una sola notte, per fare spazio: una settimana dopo i bordi erano incollati e le ho dovute separare con il coltello.
  • Ho appoggiato la griglia accanto alla finestra: il sole diretto ha sciupato il colore di metà lotto e le facce esposte sono rimaste più chiare.
  • Ho tenuto un lotto in corridoio con la porta chiusa tutto il giorno: le saponette erano ancora fresche dopo dieci giorni e ho capito che quel posto non cambiava l’aria.
  • Ho appoggiato le saponette su una griglia polverosa: sono uscite con dei puntini grigi sotto la superficie che non sono più andati via.