Saponette molli che si segnano con le dita
La mia prima saponetta di solo olio di oliva, dopo due mesi sulla griglia, si segnava ancora con le dita: premevo con l’unghia e restava il solco. Non era solo un problema di stagionatura, era un panetto che non aveva mai avuto voglia di indurire. Ho aggiunto una quota di cocco, ho ricominciato a contare le settimane e ho smesso di aspettarmi che il tempo facesse il lavoro da solo. Qui racconto cosa ho cambiato e cosa guardo adesso.
In breve
- Il mio sapone di solo olio di oliva si segnava ancora con le dita dopo due mesi: il solco restava.
- Ho aggiunto una quota di grassi duri, il cocco in testa, invece di aspettare ancora.
- Ho ricominciato a contare le settimane da capo e ad annotare quanto ci metteva a indurire.
- Una saponetta morbida la uso io, in doccia, e la consumo in fretta: non la regalo e non la tengo da parte.
- Se dopo sei settimane si segna ancora, il problema è nella ricetta, non nella griglia.
Il primo panetto e le dita
Il sapone di solo olio di oliva l’avevo scelto perché sembrava la cosa più semplice del mondo: un ingrediente, una ricetta, niente da dosare. Il panetto si è sformato sì e no, con il coltello che si impastava, e dopo due mesi di stagionatura su una griglia in corridoio la saponetta si schiacciava ancora con il dito. Non era una questione di giorni in più: premevo con l’unghia sul fianco e restava il solco, e il solco non si richiudeva. Le ho tenute lì altre tre settimane, sperando, e dopo tre settimane era uguale.
Quello che mi ha insegnato quella storia è che il tempo non è una medicina. Se una saponetta è troppo morbida a sei settimane, altre quattro non le cambiano la natura: la asciugano un po’, ma non la fanno diventare dura. Il tempo serve, è chiaro, e senza stagionatura non si va da nessuna parte. Ma non fa miracoli su una ricetta che non tiene.
Cosa ho cambiato: i grassi duri
Ho aggiunto il cocco, e non poco: oggi nelle mie ricette una parte dei grassi è sempre dura, e il cocco è quella che uso di più perché costa poco e si trova al supermercato. Poi ho aggiunto anche il burro di karité, che sciolgo a bagnomaria e verso in fretta perché si rapprende appena si raffredda. Non ho fatto calcoli miei: le percentuali le ho prese da tabelle e da un calcolatore già pronto, come faccio per la soda, e le ho ricopiate sul quaderno. Non ho studiato chimica e non ho attestati da mostrare: quello che so è che con lo stesso olio di oliva e una quota di cocco il panetto si è indurito in modo diverso.
Il cocco però non è gratis: passata una certa quota la pasta arriva al nastro prima che io abbia finito di versare, e il panetto si taglia subito, quasi caldo. Con il primo lotto ho esagerato, per paura di ritrovarmi di nuovo con una saponetta molle, e mi sono trovata con un sapone che si tagliava male e con i bordi strappati. Adesso sto nel mezzo, e il mezzo me lo sono trovato provando e annotando, lotto dopo lotto, non leggendo una regola.
La stagionatura, e come la conto adesso
Sulla griglia in corridoio le lascio quattro settimane come minimo, e sei quando la ricetta ha molti grassi morbidi. Con la finestra a nord e la cucina a sedici gradi d’inverno l’aria che gira è poca e le settimane si allungano; d’estate, con più di trenta gradi e l’umidità che si sente, il corridoio tiene meglio di quanto pensassi, ma non è mai il posto giusto per far asciugare in fretta. Non impilo mai le saponette: su una griglia di legno, con aria intorno e non sopra, perché impilate si segnano e restano morbide nei punti di contatto.
Il controllo che faccio è sempre lo stesso, alla fine delle settimane: prendo una saponetta, la premo con il dito sul fianco e poi con l’unghia, e guardo se resta il segno. Se resta, non ho finito. Non uso altri sistemi e non peso le saponette per vedere quanto hanno perso: la bilancia da cucina ha un grammo di margine e su una saponetta da cento grammi mi direbbe poco. Faccio la prova con la mano, e quella la sento.
Cosa faccio con le saponette molli
Non le butto, se non pungono e se la prova della lingua va bene: le uso io, in doccia, e le consumo in fretta perché si sciolgono prima. Questo è tutto quello che faccio con una saponetta morbida: la tengo in casa. Non la regalo, non la porto a nessuno, non la metto in una scatola per l’anno dopo e non provo a indurirla con trucchi che non conosco. Le saponette molli sono il promemoria di quello che ho sbagliato nella ricetta, e va bene che restino in casa mia.
Se invece una saponetta è morbida e la prova della lingua dice che punge, quella va nella spazzatura, senza discussioni e senza però. Non c’è un caso intermedio, per me: o è una saponetta che uso io, o è un rifiuto. Non tengo in giro per casa i dubbi.
Quello che non so
Non so dire con precisione quanto cocco ci voglia: dipende dalla ricetta, dalla stagione e da come sono andate le mescolate, e le mie percentuali valgono per la mia cucina e per la mia acqua di Perugia, che è dura sui trenta gradi francesi. Se mi chiedete perché una saponetta di un solo olio resta molle, non ve lo so spiegare: non ho studiato chimica, non ho fatto analisi e non ho strumenti per misurare niente. So solo che a me è successo, che mi è dispiaciuto buttare quella sera, e che da allora metto una parte di grassi duri in ogni ricetta.
Non aggiusto le ricette a occhio e non cambio i grammi di soda per far indurire prima: quelli li ricavo da un calcolatore e da una tabella, li ricontrollo due volte e li peso con guanti e occhiali. Su tutto quello che riguarda la pelle e la salute non dico una parola, perché non è il mio campo. Sono un’appassionata che pesa tutto al grammo, non una persona qualificata: quando una cosa mi sembra più grande di me, mi fermo.
Gli errori che ho fatto davvero
- Ho aspettato altri due mesi il mio sapone di solo olio di oliva, convinta che il tempo bastasse: la saponetta si segnava ancora e ho buttato tutto quel tempo.
- Ho esagerato con il cocco, per paura di restare di nuovo con una saponetta molle: la pasta è arrivata al nastro in un lampo e il panetto si è tagliato male.
- Ho impilato le saponette sulla griglia per fare posto: nei punti di contatto sono rimaste morbide e si sono segnate.
- Ho giudicato la stagionatura dopo tre settimane d’inverno in una cucina a sedici gradi: erano ancora acerbe e le ho trovate scadenti.
- Ho regalato una saponetta morbida solo perché la prova della lingua era andata bene: non lo faccio più, le saponette che non tengono restano in casa mia.