Con l’acqua dura di Perugia cosa cambia
L’acqua di Perugia è dura, sui trenta gradi francesi, e il calcare si sente anche sulle mani. Sul lavello si vede la riga bianca, nel bollitore si vede lo strato sul fondo, e le mie saponette lo sentono. Non ho numeri da dare, solo impressioni di lavaggi fatti e rifatti: non ho mai fatto analizzare l’acqua di casa e non ho intenzione di cominciare.
In breve
- Circa trenta gradi francesi di durezza: si vedono sul lavello e sul fondo del bollitore.
- Con quest’acqua la schiuma arriva più tardi e la saponetta in uso si consuma prima.
- Per la liscivia uso acqua demineralizzata, quella che si compra al supermercato.
- Non ho fatto analisi e non do numeri: quello che scrivo è quello che vedo.
- Per me cambiare acqua è più semplice che cambiare ricetta.
Come me ne sono accorta
Me ne sono accorta lavando i piatti, non facendo sapone. A Perugia l’acqua di casa lascia una patina bianca sul lavello, sui rubinetti e dentro il bollitore; se non lo pulisco ogni tanto, lo strato sul fondo diventa ruvido e si vede a occhio. Il calcare si sente anche quando mi lavo le mani: l’acqua sembra pesante, la schiuma arriva dopo un po’, e resta quella sensazione di pelle che tira. Ho cercato la durezza del nostro acquedotto e mi sono fermata a una cifra intorno ai trenta gradi francesi: non ho fatto analisi mie e non ho modo di verificarla.
Il primo effetto sulle saponette l’ho visto senza capire. Con il passare delle settimane comparivano sulle facce delle macchie chiare e la superficie diventava opaca, come se qualcosa si fosse depositato. Ho pensato a un errore mio, poi ho guardato il bollitore e ho immaginato che l’acqua di casa faccia questo a tutto quello che tocca.
Cosa cambia nella saponetta
Quello che vedo, lavandomi con le mie saponette, è che con l’acqua di casa la schiuma arriva più tardi e se ne va prima; con un’acqua più leggera la stessa saponetta fa più schiuma e si consuma meno in fretta. Non è una differenza enorme, ma è una differenza che noto, e la noto di più sulle saponette giovani. Con le saponette stagionate sei settimane la cosa si sente molto meno.
Un’altra cosa che ho notato è che le mie saponette si consumano prima qui che altrove: d’estate, con la cucina oltre i trenta gradi e l’acqua che arriva tiepida dal rubinetto, una saponetta in uso mi dura meno. Non so separare quanto dipenda dall’acqua e quanto dal caldo e da come la lascio sul bordo del lavandino. Quando non riesco a separare le cause, lo scrivo sul quaderno come impressione e non come spiegazione.
L’acqua demineralizzata per la liscivia
Per la liscivia ho preso l’abitudine di usare acqua demineralizzata, quella che si compra al supermercato per il ferro da stiro. Non è una scelta che ho letto da qualche parte: l’ho fatta perché con l’acqua di casa non riuscivo a capire se un problema venisse dai miei numeri o dal calcare, e volevo togliere di mezzo una variabile. La bottiglia costa poco e mi dura diversi lotti, quindi continuo così, anche se non posso dire che cambi tutto.
Con l’acqua demineralizzata la soda si scioglie senza lasciare velature e io vedo meglio quello che succede nel barattolo. Nell’acqua del rubinetto, invece, qualche volta mi è rimasto un alone sul fondo che non mi piaceva. Non ho mai fatto confronti seri tra i due casi e non li faccio adesso: non ho strumenti per misurare niente, e un confronto fatto a occhio dopo sei settimane non vale come prova.
La sequenza con la soda
La sequenza è sempre la stessa e non cambia con il tipo di acqua: la soda nell’acqua, mai il contrario, e la cifra della soda non viene da me. La ricopio da un calcolatore e da un manuale, la controllo due volte e la peso con guanti e occhiali già addosso, con la finestra aperta e il barattolo richiuso subito dopo il prelievo. Sopra questa parte non aggiungo niente di mio, nemmeno quando mi sembra che un lotto andrebbe meglio con un grammo in meno.
Sull’acqua, invece, una scelta la faccio, ed è una delle poche libertà che mi prendo. Tengo due bottiglie in dispensa: una demineralizzata per la liscivia, quella del rubinetto per tutto il resto, cioè per lavarmi, per i piatti e per pulire. Se finisco la demineralizzata non improvviso con l’acqua di casa: rimando il lotto alla settimana dopo. Anche questa è una regola che mi sono data guardando i miei errori, e non è mai stata una perdita.
Quello che non so e non dico
Quello che non so è molto. Non so quanto la durezza dell’acqua cambi davvero la reazione nella pentola, non so se le macchie chiare siano colpa del calcare o di qualcos’altro, non so se con un’acqua diversa le mie ricette verrebbero meglio. Non ho fatto analisi e non le farò, non ho strumenti di misura e non li compro: quello che leggete qui è il racconto di tanti lavaggi, di una saponetta usata fino in fondo e di un bollitore pulito male.
Sulla pelle non dico niente, nemmeno quando mi viene voglia: non è il mio campo e non voglio far credere che una saponetta risolva qualcosa. Sono un’appassionata che pesa tutto al grammo, non una persona qualificata, e quando un passaggio mi sembra più grande di me mi fermo. Se avete un’acqua molto diversa dalla mia, il mio consiglio è di provare con i vostri lotti, non di copiare i miei numeri.
Gli errori che ho fatto davvero
- Ho dato la colpa alla ricetta per delle macchie chiare sulle saponette, mentre il bollitore mi diceva da mesi che l’acqua di casa è dura.
- Ho usato l’acqua del rubinetto per la liscivia, convinta che non cambiasse niente: mi ritrovavo velature sul fondo e non sapevo più se fossero colpa mia.
- Ho provato a correggere l’acqua aggiungendone un goccio in più «per sicurezza»: il conto non tornava più e ho buttato il lotto.
- Ho giudicato una saponetta con l’acqua di casa dopo tre settimane e l’ho trovata scarsa: era solo giovane, e a sei settimane mi è piaciuta.
- Ho comprato al supermercato una bottiglia di acqua sbagliata, pensando che andassero tutte bene: da allora leggo l’etichetta prima di metterla nel carrello.