Olio di girasole: economo, ma lo tengo d’occhio

L’olio di girasole è l’unico che compro apposta, e in grandi quantità. Costa poco, si trova al supermercato e mi permette di fare lotti più grossi senza spendere come se ogni saponetta dovesse durare un anno. Rallenta il nastro, ed è comodo: quando ho bisogno di tempo per preparare lo stampo o per pesare gli oli essenziali, il girasole mi dà quei minuti in più. Poi, però, c’è un episodio che non ho dimenticato: una mia saponetta ha cambiato odore dopo qualche mese, e da allora lo tengo d’occhio.

Olio di girasole: economo, ma lo tengo d’occhio
Una bottiglia di olio di girasole appoggiata accanto alla bilancia, con la data scritta a penna sull’etichetta.

Scheda rapida

Tipo che usoOlio di girasole alimentare, in bottiglia da un litro, quello del supermercato
Quota che tengoTra il 15 % e il 25 % del peso degli oli
Effetto sul nastroLo rallenta: una ventina di minuti di mescolate in più
Come lo conservoBottiglia chiusa, in un armadio basso, lontano dal fornello e dalla luce

Perché lo compro, e perché non esagero

Un litro di olio di girasole costa meno di mezzo litro di olio di oliva, e per me questo conta. Faccio sapone la sera, dopo il lavoro in segreteria, e se ogni lotto mi costasse come una cena fuori smetterei di provare. Il girasole mi permette di tenere la spesa bassa e di sbagliare senza piangere: quando un lotto va male, il pensiero che infastidisce è sempre lo stesso, e non è l’olio che ho buttato.

La quota però la tengo bassa, tra il quindici e il venticinque per cento. Oltre, il sapone comincia a diventare tenero e ci mette di più a indurire, e io ho già dato con l’oliva: non ho voglia di aspettare dieci settimane per un panetto che si segna. Se il girasole sale troppo, aggiungo cocco o karité per compensare, e lo scrivo sul quaderno.

Il nastro lento, che per me è un vantaggio

Ci sono ricette che partono come un razzo, e il cocco in quota alta è una di quelle. Il girasole fa l’opposto: quando c’è lui nella pentola, il nastro arriva tardi, dopo una ventina di minuti in più di mescolate. All’inizio mi sembrava un difetto; adesso lo considero un lusso, perché mi lascia il tempo di preparare lo stampo con la carta da forno senza correre, di pesare gli oli essenziali e di tenere il termometro in mano mentre la pasta si addensa.

Il rovescio della medaglia è che con il girasole bisogna mescolare davvero. Non si può dare due giri di spatola e andare a sedersi: la pasta resta liquida a lungo, e se ti distrai torni alla pentola che è ancora fluida come dieci minuti prima. Io mescolo a mano e uso il frullatore a immersione solo a impulsi brevi, altrimenti arrivo prima del nastro e non me ne accorgo.

L’odore cambiato: quello che mi è successo

Un lotto, fatto con una quota di girasole più alta del solito, mi ha dato delle saponette che al taglio sembravano perfette. Chiarissime, sode, con un odore appena appena dolce. Dopo qualche mese sul ripiano, quell’odore è cambiato: è diventato più pesante, quasi stantio, e la superficie si è ingiallita sui bordi. Non sto dicendo che il girasole faccia questo sempre: cinque ricette con la stessa percentuale non me l’hanno più fatto. Ma quell’episodio mi è bastato per decidere che il girasole non lo tengo più di tanto tempo in dispensa e non lo metto mai in quota alta.

Non so spiegare cosa sia successo dentro la saponetta, non ho studiato chimica e non ho strumenti per misurare niente del genere. So solo che da allora apro la bottiglia e guardo l’odore prima di pesare, e che annoto sul quaderno la data di apertura accanto al nome dell’olio.

La bottiglia e la data: come lo conservo

Un litro di olio non lo consumo in una sera. Lo tengo in un armadio basso, chiuso, lontano dal fornello e dalla luce, perché ho imparato a diffidare di tutto quello che sta in bottiglia trasparente sul ripiano della cucina. Quando compro una bottiglia nuova, scrivo la data sulla linguetta con la penna: sembra una sciocchezza, ma è l’unico modo che ho per sapere quanto è vecchia quella che sto per usare.

Prima di pesarlo, verso un dito di olio in una ciotolina e lo annuso. Se sente di vecchio o di carta, non lo uso per il sapone: lo porto in cucina e lo finisco con le verdure, oppure lo butto. Non è un metodo scientifico, me ne rendo conto, e non ho nessuno che mi abbia insegnato a farlo. È solo quello che faccio da quando una saponetta mi ha lasciato quel dubbio.

Il posto del girasole nella ricetta

Nel mio quaderno il girasole è quasi sempre il secondo olio, quello che riempie il posto tra l’oliva e i grassi duri. Un lotto tipo da quattrocento grammi può avere duecento grammi di oliva, cento di girasole, settanta di cocco e trenta di karité: sono numeri che si pesano in un minuto e che mi danno un sapone sodo in quattro o cinque settimane. Se tolgo il girasole, devo alzare l’oliva e allungare l’attesa.

Quando voglio provare una cosa nuova, il girasole è l’olio che cambio per primo, perché è il più economo e il più neutro. Se il lotto va bene lo tengo; se va male, cancello la riga e metto il numero vecchio. Con gli oli cari non me la sento di fare esperimenti: preferisco consumare il girasole a forza di prove e tenere gli altri per le ricette che già conosco.

La mia lista di controllo

  1. Guardo la data scritta a penna sulla bottiglia prima di pesare.
  2. Annuso un dito di olio in una ciotolina: se sente di vecchio, non lo uso.
  3. Tengo la quota tra il quindici e il venticinque per cento.
  4. Mi aspetto un nastro lento e mescolo davvero, senza scorciatoie.
  5. Uso il frullatore a immersione solo a impulsi brevi.
  6. Compenso con cocco o karité se salgo col girasole.
  7. Segno sul quaderno la percentuale e la data di apertura della bottiglia.
  8. Non faccio lotti grossi con il girasole in quota alta.