A che punto aggiungo il profumo
Al profumo ci sono arrivata per gradi, pesando due grammi e poi tre, e sbagliando parecchio. Adesso lo aggiungo al nastro, con la pentola ormai tiepida, e aspetto che il termometro a infrarossi mi dica che siamo sotto i quaranta gradi prima di versare. Se la pasta scotta, una parte dell’odore se ne va prima ancora di arrivare nello stampo e lo noto subito: la stanza profuma molto e la saponetta, sei settimane dopo, quasi niente. Qui scrivo come faccio, con i grammi e con le attese.
In breve
- Il profumo lo peso in grammi sulla bilancia da cucina, come tutto il resto, e lo annoto sul quaderno.
- Lo verso al nastro, quando la pentola è tiepida: sotto i quaranta gradi, non oltre.
- Se la pasta scotta, l’odore si sente in cucina e non nella saponetta: è il primo segno che ho versato troppo presto.
- Mescolo con la spatola, non con il frullatore: gli oli essenziali li tratto con calma, un poco alla volta.
- Giudico il profumo dopo sei settimane, non il giorno dopo: il primo giorno non conta niente.
Quanto ne metto, e come lo peso
I grammi del profumo li prendo da quello che ho scritto sul quaderno, non da un’idea. Per un lotto da settecento grammi di oli parto da due grammi se voglio qualcosa di discreto e arrivo a quattro se lo voglio sentire, ma non vado oltre: non perché conosca una regola, ma perché nei miei lotti sopra quella soglia la saponetta mi sembra troppo e la stanza resta impregnata per giorni. Le dosi le peso una per una sulla bilancia da cucina, in una tazzina di vetro, e non le conto a gocce. Le gocce sono diverse a seconda della boccetta, del foro e di quanto è piena, e io non voglio una variabile in più.
Annoto tutto sul quaderno: la data, il numero del lotto, quale olio essenziale, quanti grammi, a che temperatura l’ho versato e quando ho sformato. Il quaderno è l’unico modo che ho per capire, sei settimane dopo, se il profumo che sento dipende da quello che ho messo o da quanto tempo è passato. Senza quelle righe non saprei distinguere un errore mio da una saponetta semplicemente giovane.
Perché al nastro e non prima
Il profumo lo aggiungo al nastro, insieme al colore quando ci sono entrambi, e non all’inizio. All’inizio la pasta è liquida e resta in movimento per minuti: quello che verso si distribuisce, ma resta anche esposto più a lungo, e la pentola in quel momento è ancora calda. Al nastro la pasta è già densa, si versa in due minuti e quello che c’è dentro non ha il tempo di andarsene. Non ho misurato niente e non so darvi una percentuale: dico solo che i lotti versati al nastro, nei miei appunti, sono quelli in cui il profumo si sente ancora a sei settimane.
C’è anche una questione pratica: se verso il profumo quando la pasta è troppo densa, non riesco a distribuirlo e mi resta in superficie. Se lo verso troppo presto, lo sento io in cucina e non lo sente la saponetta. Il momento buono è una finestra stretta, di pochi minuti, e per prenderla devo avere la tazzina già pesata prima di arrivare al nastro.
La temperatura, misurata e non stimata
Uso il termometro a infrarossi da quando ho capito che la mano non è un buon strumento. Lo punto sulla superficie della pasta senza immergerlo e leggo: se siamo sopra i quarantacinque gradi, aspetto. Se siamo intorno ai quaranta, verso. In inverno, con la cucina a sedici gradi e la finestra a nord, la pasta scende in fretta e la finestra per versare il profumo si apre prima di quanto mi aspetti; in estate, con più di trenta gradi, succede il contrario e la pasta resta tiepida a lungo, quindi aspetto di più. Non è la stessa attesa ogni volta, e per questo misuro invece di contare i minuti.
Il termometro me lo sono comprato dopo la scena dei settanta gradi, quella della liscivia versata bollente sugli oli, che mi è rimasta in testa. Da allora non unisco niente senza leggere la temperatura due volte, una per l’olio e una per la liscivia, e la stessa regola vale per il profumo: prima leggo, poi verso.
Come lo mescolo
Quando ho versato il profumo, mescolo con la spatola, a mano, con giri lenti e larghi, dal fondo verso l’alto. Non uso il frullatore a immersione in quel momento: l’ho fatto una volta e mi sono ritrovata con la pasta che si addensava di colpo sotto l’asta, e da lì in poi ho dovuto versare in fretta. Con la spatola il profumo si distribuisce in una trentina di giri e la pasta resta nella consistenza che avevo scelto. Se il lotto è grande, divido la pasta in due pentole e mescolo separatamente, perché con una spatola sola e tanta pasta i giri non arrivano dappertutto.
Se sto facendo un sapone a più colori, il profumo lo metto prima di dividere le ciotole, non dopo. Metterlo dopo significa girare ogni ciotola di nuovo, e più giro, più perdo le venature che avevo appena fatto. Questa è una delle poche cose che ho imparato guardando un mio panetto sbagliato, invece che leggendo qualcosa.
Quello che non prometto
Non prometto che il profumo resti. Non lo so, non ho modo di saperlo e non voglio scrivere una cosa che poi non è vera: quello che dico è che nelle mie saponette, dopo sei settimane su una griglia in corridoio lontano dalla luce diretta, un profumo c’è ancora, e che a sei mesi è cambiato. Non so dire se sia lo stesso odore o un altro. Non ho studiato chimica, non so cosa succeda dentro la pasta e non ho attestati da mostrare: quello che so è in quali lotti mi sono trovata bene.
Non uso profumi di cui non leggo l’etichetta, non mescolo oli essenziali diversi per inventarne uno e non tocco la dose per sentirlo di più. E su tutto quello che riguarda la pelle, le reazioni e chi può usare cosa non dico una parola: non è il mio campo e la persona giusta è un medico o un farmacista. Lì mi fermo io.
Gli errori che ho fatto davvero
- Ho versato il profumo mentre la pasta era ancora a settanta gradi: la cucina ha profumato per due giorni e la saponetta, sei settimane dopo, quasi niente.
- Ho contato le gocce invece di pesare i grammi: due boccette diverse e due lotti diversi, e non sapevo più da cosa venisse la differenza.
- Ho mescolato il profumo con il frullatore e la pasta si è addensata di colpo: ho versato nello stampo in fretta e il panetto è venuto pieno di bolle.
- Ho messo il profumo dopo aver diviso le ciotole dei colori e, girando ogni ciotola, ho perso le venature che avevo appena fatto.
- Ho giudicato il profumo il giorno dopo aver sformato e l’ho trovato debole, così ho rifatto la ricetta con il doppio: a sei settimane era troppo.