Argilla verde: il primo colore che mi è riuscito

L’argilla verde è stata la prima cosa che ha dato un colore alle mie saponette, e la prima che mi ha fatto capire quanto poco basti per rovinare un lotto. Ne avevo un barattolo in dispensa, preso in erboristeria per altre faccende, e l’ho usato senza pensarci: l’ho versata in polvere dentro la pasta, ho mescolato e ho versato nello stampo. Il risultato è stato un panetto chiaro pieno di puntini verdi, come se qualcuno ci avesse sbriciolato sopra del prezzemolo. Da allora la sciolgo prima, sempre, e la dose l’ho ridotta a mezzo cucchiaino.

Argilla verde: il primo colore che mi è riuscito
Un cucchiaio d’olio con l’argilla verde sciolta dentro, e accanto il panetto chiaro con la sua sfumatura salvia.

Scheda rapida

Cosa èArgilla verde in polvere fine, quella comprata in erboristeria
Dose che usoMezzo cucchiaino per quattrocento grammi di oli
Come la sciolgoIn un cucchiaio d’olio tolto dalla ricetta, prima di versarla
Che colore dàUn verde salvia chiaro, che con le settimane si attenua e vira al grigio

I puntini verdi del primo tentativo

Il primo lotto colorato era una ricetta che conoscevo bene, quattrocento grammi di oli, niente di nuovo. Ho aspettato il nastro e poi ho preso il barattolo dell’argilla, ne ho buttato dentro un cucchiaio colmo e ho mescolato con la spatola. La polvere si è bagnata subito, ma non si è sciolta: sono rimasti dei grumi piccoli, duri, che giravano nella pasta come sassolini e non si rompevano nemmeno schiacciandoli contro il bordo della pentola.

Ho versato lo stesso, pensando che nello stampo si sarebbero ammorbiditi. Non è andata così. Tagliando il panetto, ogni saponetta aveva dentro delle macchie verdi tonde, dure al coltello, e qualcuna si è staccata lasciando un buco. Il colore generale era quasi assente, come se l’argilla fosse finita tutta in quei puntini. Non ho buttato il lotto: quelle saponette sono state le prime che ho usato per lavarmi le mani in cucina, ma la lezione era chiara e non l’ho ripetuta.

Mezzo cucchiaino sciolto in un cucchiaio d’olio

Adesso l’argilla la sciolgo prima, in un cucchiaio d’olio. Non prendo olio nuovo: ne tolgo un cucchiaio dalla pentola, quando la ricetta è già pesata, lo metto in una tazzina e ci verso sopra il mezzo cucchiaino di argilla. Mescolo con il manico del cucchiaino fino a quando non resta nessun grumo e quello che ho davanti è una pastella liscia, verde scuro, densa come il dentifricio. Se vedo ancora dei puntini continuo a mescolare, perché quei puntini sono gli stessi che poi trovavo nelle saponette.

La pastella la verso nella pentola solo al nastro, quando la pasta è già pronta e non ho più niente da frullare, e la giro con la spatola per una decina di giri. Non la verso prima e non la verso durante gli impulsi: in quei momenti la pasta si muove troppo e l’argilla si distribuirebbe a chiazze. Con questo sistema il colore viene uniforme, o quasi: le mie saponette non sono mai perfettamente uguali tra loro, ma la differenza ormai è una sfumatura, non un puntino verde.

Il colore che cambia mentre aspetta

Il verde che vedo nella pentola non è il verde che trovo nella saponetta. Il giorno dopo, quando sformo, il colore è già più chiaro e più opaco di come me lo ricordavo; dopo un mese sul ripiano è un verde spento, quasi grigio, e dopo due è ancora lì ma molto più tenue. Succede con tutte le cose colorate che ho usato, non solo con l’argilla, e non so dirvi perché succeda: non ho studiato chimica e non ho modo di misurare il colore, quindi mi limito a guardare e a scrivere una riga sul quaderno.

Anche la luce conta. Le saponette che stanno sulla griglia del corridoio, lontane dalla finestra, tengono il colore meglio di quelle che ho dimenticato sul ripiano vicino al vetro. Adesso le metto tutte nello stesso posto: griglia di legno, corridoio, niente sole diretto. Non prendo più il colore del primo giorno come riferimento, perché non è quello che resterà. Giudico dopo sei o otto settimane, quando la saponetta è asciutta e il colore si è fermato.

Il barattolo in dispensa, e come lo conservo

Il barattolo l’ho comprato in un’erboristeria del centro, a Perugia, insieme ad altre cose che non c’entravano niente, e non so dirvi se sia meglio o peggio di quella che si trova altrove: non ho fatto confronti e non mi interessa farne. È una polvere finissima, verde grigio, leggera, e quando apro il coperchio ne vola sempre un po’ sul piano. La tengo in dispensa, in un barattolo con il tappo a vite, lontano dall’umidità, perché la prima volta che l’ho lasciata aperta per una settimana si era rappresa in fondo e faceva dei grumi che non si scioglievano più in niente.

Non la sposto in un contenitore senza etichetta e non la tengo vicino al barattolo della soda: sono due cose che non devono confondersi, e in una cucina in cui passo da un barattolo all’altro vale la pena avere il nome scritto sopra. Prima di ogni lotto guardo dentro il barattolo con il cucchiaino: se la polvere è compatta la rompo bene e la passo al setaccio, altrimenti non la uso più, perché i grumi vecchi sono quelli che poi si vedono nelle saponette.

Quello che non prometto

L’argilla, per me, serve a dare un colore e a farmi riconoscere le saponette di un lotto rispetto a quelle di un altro. Nient’altro. Non ho studiato chimica e non parlo di cosa faccia alla pelle, di come si usi su un’irritazione o di cosa succeda a chi la mette addosso: non è il mio campo e su queste domande mi fermo. Quello che ho è un barattolo in dispensa, una tazzina e un cucchiaio d’olio, e non mi serve sapere di più per usarla in cucina.

Se una saponetta mi convince poco, il colore non la salva: la butto come tutte le altre. E sulla lavorazione resto sul terreno di sempre, perché la ricetta non cambia anche quando cambio il colore. I grammi di soda li ricavo dal calcolatore e dalla tabella, li peso con guanti e occhiali già addosso, e sulla liscivia non provo niente. Il colore lo aggiungo solo alla fine, quando la soda è già dentro la pasta e non c’è altro da fare che mescolare.

La mia lista di controllo

  1. Peso gli oli e faccio la ricetta come al solito, senza contare l’argilla tra i grammi degli oli.
  2. Tolgo un cucchiaio d’olio dalla pentola e lo metto in una tazzina.
  3. Verso mezzo cucchiaino di argilla nell’olio e mescolo finché non restano grumi.
  4. Controllo la pastella contro la luce: se vedo puntini, continuo a mescolare.
  5. Aspetto il nastro e mi fermo con il frullatore prima di versare la pastella.
  6. Verso la pastella e giro una decina di giri con la spatola.
  7. Segno sul quaderno quanta argilla ho usato e che colore aveva la pasta.
  8. Giudico il colore dopo sei o otto settimane, non il giorno dopo la sformatura.